
“Archivio Mobile“, (risultato del workshop: ”Passaggio a San Salvario“, D. Crippa e S. Boccalini + Iaad + Ghigos, per: Torino Geodesign, maggio 2008).
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programmi
In questa pagina una serie di documenti che spiegano i principi generali e i programmi scolastici del triennio.
> Link al documento con tutti gli insegnamenti + logica complessiva dell’insieme.
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Introduzione generale
Dovendo introdurre i corsi della scuola di design e’ necessario fare una premessa importante.
Nel mondo precedente chi era un designer e che cosa questo designer facesse era a tutti molto chiaro.
Un designer e’ quel giovinotto (quella signorina) che disegna tavoli, divani e lampade per qualche azienda della Brianza. La medesima azienda mettera’ poi in commercio i suddetti prodotti pagando il designer per il lavoro svolto.Un meccanismo semplice e abbastanza lineare. Dopodiche’ il mondo e’ cambiato e l’equazione di cui sopra non funziona piu’.
Da un lato il mondo dell’ideazione, progettazione e produzione dei beni materiali si e’ spostato e trasformato. Dall’altro, sono spuntati diecimila bisogni e desideri a cui non e’ troppo chiaro chi deve rispondere.
Detto diverso, e’ molto piu’ probabile che un giovane designer si trovi a progettare applicazioni per l’iPhone piuttosto che divani imbottiti. Dal punto di vista darwiniano, le vostre (nostre) probabilita’ di sopravvivenza sono legate a competenze trasversali (essere in grado di progettare tavoli e installazioni interattive), piuttosto che a specializzazioni spinte.
Tanto piu’ in un triennio, che di sua natura e’ il momento dell’apertura a trecentosessanta gradi.
La premessa di cui sopra va accompagnata a una seconda considerazione.
Date xyz caratteristiche del mondo contemporaneo, se voi avete questo desiderio di diventare eccellenti designer, si tratta di un percorso lungo e complesso (di cui il triennio e’ solo l’inizio). Fare il designer non sono i cento metri, e’ piuttosto la maratona, da cui, tanto vale farsene una ragione sin da subito.
Un percorso sensato e’ quello che inizia con un triennio generalista dove si acquisiscono i concetti fondamentali e un tot di tecniche di base. Con il radar sempre in funzione per captare e osservare tutte le sfaccettature possibili del mondo contemporaneo.
A questo triennio dovrebbe seguire un biennio dove uno inizia a capire quale potrebbe essere la direzione su cui indirizzare il proprio percorso.
Idealmente il cosiddetto percorso 3 + 2 (triennio + biennio) si accompagna e si intervalla con un paio di esperienze lavorative con anche l’assoluta necessita’ di vivere qualche esperienza significativa all’estero.
Nel design non esiste l’idea di “enfant prodige”. Quello che esiste e’ una quantita’ infinita di lavoro e di passione che rende possibile arrivare a una condizione plausibile.
Dunque, ricapitolando: trienno generalista, biennio tematico, un paio di esperienze di lavoro (in luoghi idealmente diversi tra di loro), un paio di esperienze all’estero (dove vale il concetto per il quale piu’ lontano si va, meglio e’).
Tutto questo premesso, il triennio di design funziona in maniera molto semplice.
Agli studenti vengono fatte acquisire le cosiddette competenze di base (disegno manuale, disegno digitale, quei due o tre software essenziali, teoria del colore, teoria della forma, saper leggere un libro di carta, saper mandare una email).
Acquisite queste competenze base, lo studente viene successivamente esposto a una grande quantita’ di esperienze progettuali diverse.
Corsi di falegnameria a cui si affiancano corsi di programmazione. Software e hardware, lavorare con la carta e con la plastica. Tematiche ecologiche che fanno da sponda a materiali preziosi e lussuosi.
Un nocciolo di competenze con le quali partire per l’esplorazione dell’infinito mondo del progetto. Esponendo gli studenti alle molteplici modalita’ dell’essere designer (fino a che quando, auspicabilmente, ognuno avra’ trovato una sua possibile strada).
La metodologia didattica e’ molto semplice: “si impara facendo”. Tantissima pratica, con la teoria che viene affrontata per venire a capo dei problemi pratici che vanno via via risolti.
Sbocchi professionali? Come spiegato sopra, l’idea che uno faccia il designer con soli tre anni di formazione e’ un suicidio. Il triennio di design fornisce tutte quelle competenze tecniche, pratiche, relazionali per affrontare al meglio i successivi passaggi della formazione complessiva (siano essi stage formativi, esperienze all’estero, bienni specialistici).
Che progetti si fanno? I piu’ diversi. Troppo lunghi da elencare qui. Andando su www.naba-design.net (in particolare nella sezione “workshop”, potete vedere l’incredibile diversificazione dell’offerta didattica).
A ognuno secondo le sue necessita’, da ognuno secondo le sue capacita’.
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Qui a seguire, la serie completa delle immagini del progetto: “Archivio Mobile”, (risultato del workshop: ”Passaggio a San Salvario”, proff. D. Crippa e S. Boccalini + Ghigos).
Maggiori informazioni sul progetto a questo link.

progetto preliminare:
studenti IAAD, studenti NABA, ghigos (Davide Crippa, Barbara Di Prete, Francesco Tosi), Stefano Boccalini, Umberto Rondolino
progetto definitivo ed esecutivo:
Stefano Boccalini, ghigos (Davide Crippa, Barbara Di Prete, Francesco Tosi), Tomaso De Luca, Francesca Diotti, Antonello Fusè, Giulia Maculan, Sara Magnone, Giada Totaro.
Dalla relazione di progetto: “…l’archivio raccoglie e dà: ascolta, registra, cataloga ed offre, sempre disponibile per acquisire nuovi “dati” o mettere in comune quelli che già conserva.Ciò che viene restituito al quartiere attraverso l’archivio è dunque una base su cui costruire un senso di appartenenza che non sia solamente legato alla storia del territorio e alle radici dei suoi abitanti, ma che a partire da quelle riesca a costruire nuove condivisioni”.






